Era una maratona di cellule ridenti

New York City Marathon, foto di Steven Pisano

Mio cognato Marcello è un maratoneta e sono orgogliosa di lui; da anni lo ammiro per la sua costanza, perseveranza, per le strategie che attua. Nel 2000 ha partecipato alla Maratona di New York e la ha conclusa in 2 ore, 52 minuti e 47 secondi, posizionandosi 328°. Non aveva vent’anni, ne aveva 35! Lo stimo perchè, nonostante gli stop che ha dovuto affrontare in due occasioni, per infortunio, è stato in grado di ripartire ogni volta, nonostante l’età di certo non cammini all’indietro.

Quando ho colto la sfida di partecipare come “challenger” alla 24 ore di risate per la vita, organizzata da The Bridge for Hope Onlus, ho pensato di provare ad affrontare il tutto come se fosse una maratona. Ho presunto che ci sarebbero potuti essere momenti potenzialmente faticosi – svolgere attività legate alla laughter therapy per oltre 24 ore! – e ne ho tenuto conto.

Ma c’erano i motivatori!

Ci avevano anticipato  che a motivarci ci sarebbero stati campioni dello sport, come Cecilia Camellini, campionessa mondiale di nuoto, argento paralimpico di Rio 2016, come Matteo Piano e Luca Vettori, giocatori di pallavolo, medaglie d’argento a Rio proprio quest’anno. Sapevamo che Sara Ventura avrebbe presentato l’evento e che ci sarebbe stato anche Lollo Campani, magnifico Clopin in Notre Dame de Paris. Fantastico, ho pensato, come è stato in effetti nella realtà.

La realtà ha superato la fantasia.

Quando sono arrivata a Reggio Emilia, il 4 novembre,  la prima, FORTE, carica motivazionale è stata partecipare al Convegno. E’ stato come se DECINE di coach si fossero riuniti per dare la carica a noi “challenger”.  Nostri coach erano relatori come Pier Mario BiavaAssunta Corbo, Mary Dempsey, Angela Noviello, Richard Romagnoli, ma la realtà – che superava ogni immaginazione – era che avevamo splendidi coach nelle persone che avevano deciso di condividere con noi la loro esperienza con la malattia. Persone innanzitutto, e associazioni, come  Adolescenti e Cancro, Basta Poco Onlus, Cuore di Donna. Quella sala per tutta la giornata ha straripato di gratitudine, energia e ricchezza.

Poi in quella sala sono risuonate le risate, grazie a Richard Romagnoli.

Richard  ha condotto tutti, con entusiasmo, grande energia e sensibilità come sempre, alla risata incondizionata e all’emozione profonda. Un esempio magnifico della terapia della risata, che è stata il filo conduttore di tutto il week-end.

E’ proprio per quello che è nato l’evento. La terapia della risata.

Come scrivono sul loro sito i fondatori di The Bridge for Hope:

“Che un sorriso aiuti ad affrontare le difficoltà lo sappiamo tutti: figuriamoci una sana risata cosa è capace di fare. Ridere fa così bene da essere un’eccellente terapia per le persone in cura per varie patologie, questo grazie a una dimostrata forte capacità di riduzione dello stress e di rinforzo del sistema immunitario.The Bridge for Hope è la onlus nata per far conoscere in Italia i benefici terapeutici della risata, in particolare in ambito oncologico, sul modello del successo che la laughter therapy riscuote negli Usa e nel resto del mondo.”

Il giorno della challenge

Il giorno dopo al mattino, nella hall dell’hotel, ho incontrato Deborah Beretta, una delle persone splendide che hanno raccontato la propria esperienza.  Deborah ha scritto anche un libro che è di grande speranza e ispirazione (Come io ti vedo).
Mi ha abbracciato e ho sentito un’energia indescrivibile sprigionarsi dentro di me. Quando siamo arrivati al Centro Loris Malaguzzi è stato emozionante, c’erano tante persone ad accoglierci e c’erano anche le splendide guerriere di Adolescenti e Cancro: Sonia, Maria, Alice, Giada… e Maricla, che ha avuto l’idea di creare l’associazione.

Mi sono resa conto che era si una maratona, ma che alla mia immagine precedente mancava un particolare…

si trattava di una maratona di tante persone che correvano insieme come se fossero una sola, verso un’unico obiettivo: fare conoscere al mondo il valore, la potenza, l’energia, l’utilità della terapia della risata, la laughter therapy.

Era una maratona di cellule

Anzi

Era una maratona di cellule ridenti

A tratti è parsa una sorta di staffetta, con i vari team che si alternavano sul ring della risata, ma nella sostanza è stata una maratona… e proprio come nell’immagine che Richard Romagnoli ama spesso trasmettere, parlando della necessità del nostro corpo di ridere… queste cellule cantavano, continuamente, come ci racconta sempre lui: vogliamo ridere! vogliamo ridere! vogliamo ridere!

Com’è andata? Bene!

L’energia della risata, la condivisione degli obiettivi e le splendide connessioni che si sono create tra chi ha partecipato, fuori e dentro il ring, hanno sostenuto tutti e reso possibile quello che sembrava impossibile, mantenere viva la risata nel “ring” per 24 ore e 13 minuti (e svolgere tutte le attività collegate, in una vera e propria “laughter therapy class”.

Guinness World Records raggiunto… ma è stato MOLTO PIU’ DI QUESTO…

E’ stato l’inizio ufficiale delle attività di The Bridge for Hope Onlus, nata ispirandosi al Patrick Dempsey Center for Cancer Hope & Healing, che nel Maine (USA) offre cure integrative alle persone impattate dal cancro.

The Bridge for Hope, nata da un’idea di Caterina Pettinato, Serena Panzeri, Gianpaolo Muratori e Matteo Licini, offre servizi sotto forma di attività come la terapia della risata, l’estetica oncologica; inoltre, offre sostegno sotto il punto di vista dell’aggregazione sociale. Il tutto partendo dalla consapevolezza che LA PERSONA è AL CENTRO.

Tutte le immagini sono state realizzate da Gianluca Sgattoni, “fotografo emozionale”, per la #24oredirisateperlavita e sono state gentilmente concesse da lui e The Bridge for Hope.