Qualche giorno fa il video di Massimiliano Sechi, nel quale mostra che non può andare alle Poste, a Sassari, perché la pedana mobile non è funzionante, mi ha ricordato un’esperienza che abbiamo vissuto proprio io, lui e altri due amici a Parma, in un famoso ristorante.
Max mi ha detto che sarebbe passato da Parma, con l’amico Gianluca: ero felice di poter fare loro assaggiare le specialità della zona.
Ho pensato di prenotare in un ristorante famoso di cui mi avevano parlato bene; non ero mai andata, sarebbe stata un’ottima occasione!
Ho chiamato per prenotare e ho fatto presente che saremmo stati in quattro e di non mettere una delle sedie, eravamo con un amico che si muoveva in carrozzina. Tutto ok, vero?— Si certo — mi rispondono al telefono.
Bene, sono contenta, è tutto pronto per l’incontro, c’è anche un parcheggio comodo di fronte.
Il giorno dopo ci troviamo di fronte al ristorante, sono le 12.30; è presto, perchè poi Max e Gianluca devono proseguire.
Il ristorante sembra ancora mezzo chiuso. Abbraccio i ragazzi, poi entro per avvisare che siamo arrivati, chiedo da che parte potere entrare.
— La pedana è dall’ingresso lato Hotel? Qui all’ingresso del ristorante ci sono solo 3 gradini…
— Si, potete entrare lato hotel, ma guardi che anche lì ci sono i gradini.
— Ci sono i gradini!? Ok potete allora posizionare la pedana mobile? Ricorda la mia chiamata di ieri?
La pedana mobile non c’è.
Ci offrono di muovere “in qualche modo” Max. Non esiste, non ho nemmeno intenzione di chiederglielo. Max è assolutamente autosufficiente se non ci sono barriere architettoniche.
La proprietaria del ristorante esce in cortile, riconosce Max perché lo ha visto due sere prima in TV e:
— Ooooooh, ma che PECCATO non poterla avere nel nostro ristorante!
Un’altra persona esce scusandosi… — è colpa del cameriere che il giorno prima ha preso la telefonata, si sarà sbagliato, avrà pensato che avevate un bimbo in carrozzina. —
In India dicono: quando vuoi puntare il dito puoi farlo, ma ricorda che avrai tre dita puntate contro di te…
Non importa, siamo solo 4 amici che hanno voglia di stare in compagnia e mangiare qualcosa.
Addio ristorante, camminiamo in compagnia per circa un chilometro e andiamo altrove.
Sono grata a Max, grata di averlo conosciuto e di aver iniziato a GUARDARE intorno a me. Ogni giorno mi rendo sempre più conto di quanto io non facessi quasi mai caso, prima, all’altezza di un marciapiede, a dettagli che invece devono diventare importanti nella vita di ognuno di noi.
Tutto è costruito su misura per una “normalità” che normalità non è.
Guardare non è tuttavia sufficiente. Ogni volta che vogliamo cambiare le cose dobbiamo smetterla di guardare e protestare. Dobbiamo AGIRE.
Agire come fa Max, che mostra la situazione ma non per fare cronaca o polemica, lo fa per SENSIBILIZZARE, per fare CONOSCERE.
E per spingere a CAMBIARE, a MIGLIORARE. Con il sorriso sulle labbra, INSIEME.
Lo sai che esiste un sito,“Liberi di muoversi”, sul quale si possono segnalare e ricercare indicazioni sull’accessibilità dei luoghi?
E’ nato per “permettere a chi ha viaggiato in carrozzina o a fianco di una carrozzina di condividere con gli altri “l’accessibilità” (o meno) che ha trovato in quel luogo, per poter facilitare, almeno un pò, la vita agli altri”.
Ti puoi registrare e inviare segnalazioni di quelli che sono i luoghi ACCESSIBILI O NO, con tre livelli di accessibilità, rosso giallo e verde.
Io dico che tutti noi possiamo collaborare.
Andiamo in giro con occhi nuovi, facciamo le segnalazioni.
Esiste anche l’app di “Liberi di muoversi”, c’è per Android e IoS
Non è forse perfetta, è migliorabile (magari anche grazie alla nostra collaborazione – segnaliamo se abbiamo problemi, non disinstalliamola!) però è bello che ci sia e che ci sia chi la usa…
Facciamolo tutti, andiamo in giro per l’Italia e per il mondo chiedendoci se quanto è intorno a noi ci rende — o no — liberi di muoversi.